"Mangiafoglia", la tradizione a tavola

L'articolo di Armida Parisi sul quotidiano Roma.


L’autunno napoletano ritorna, mite come ogni anno, per non farei sentire troppo la nostalgia dell'estate. E se ci manca il calore delle serate fra amici prowede pure a riproporcele.

Dove? Al 'Mangiafoglia', lo spazio di via Carducci 36 che è diventato un bel punto di riferimento per il bon vivre partenopeo.

Eleganza sobria, arredo minimal, accoglienza sorridente e discreta sono il segreto di questo luogo nato dalla cura attenta di Stefano Civita, appassionato anfitrione che, dopo una lunga attività di ingegnere, ha scelto di dedicarsi alla ristorazione. Ma con un tocco di stile: il suo locale ha tutte le caratteristiche del ristorante tradizionale ma ci si può andare anche solo per l'aperitivo e il dopocena.

Il punto di ·forza è la cucina, che si richiama all' antica tradizionepartenopea di un'alimentazione sostanzialmente fondata su prodotti del mare e dell'orto. Il popolo, afflitto da una povertà endemica, infatti, non poteva permettersi di mangiare la carne.

Perciò i napoletani erano definiti 'mangiafoglia', un epiteto che non nascondeva il disprezzo e che invece, col tempo si è rivelato un elisir di lunga vita. Ed è proprio la :filosofia del mangiar sano, evitando le proteine animali e privilegiando solo quelle del pesce, a guidare le proposte gastronomiche di Francesco Piscopo, il giovane chef del 'Mangiafoglia', che punta al recupero della tradizione culinaria partenopea ma la arricchisce di gusti nuovi facendo sempre attenzione alla stagionalità dei prodotti.

A pranzo la zuppa può essere addirittura personalizzata con gli ingredienti che il cliente può abbinare a proprio piacimento: fagioli e cicerchie, ceci e piselli, cavoli e broccoli insieme a farro, miglio, orzo, riso bianco e nero conditi unicamente con olio extravergine d'oliva. Per la cena, quando l'atmosfera nel locale diventa più quieta e rarefatta, i piatti sono più elaborati, anche nella presentazione. Si va dal sapore vellutato del gazpacho di scarole ai gamberi resi croccanti dalla pasta kataifi alla delicatezza degli gnocchi di patate dal cuore di taleggio di bufala filante. Sapienti accostamenti di leggerezza e sapidità, corposità, morbidezza in vivande in cui tutto è curato, anche gli accostamenti di colore nei piatti. Fra i dolci, sono sicuramente da segnalare le speciali capresine e il tortino di mele che mantengono la tradizione rassicurante dei sapori di casa.

Non solo cibo, però. Entrare da 'Mangiafoglia' significa compiere un'esperienza sensoriale a trecentosessanta gradi. Perché le pareti non sono mai le stesse: periodicamente, infatti, ospitano le opere di artisti contemporanei che contribuiscono a rinnovare di volta in volta l' atmosfera. Adesso sono le Foreste incantate di Marco Luongo ad abitare lo spazio visivo. E poi ci sono le serate a tema del martedì, con presentazione di libri e menù in linea con le letture proposte. Senza contare le partnership con i grandi eventi cittadini: da venerdì, gli spettatori dei film proposti da Artecinema avranno un trattamento particolare. Ma il fiore all 'occhiello del locale resta 'Mangiafoglia on stage', la rassegna musicale diretta da Marco De Tilla che ogni giovedì propone, a un prezzo molto contenuto, ottima musica jazz accompagnata da una cenetta a base di antipasto e un piatto a scelta.

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